© 2009 Gran Loggia Italiana Scozzese Femminile Discendenza Piazza del Gesu' - Via Umberto Ricci, 33 00166 Roma


Ma quando “appartenere” sottintende la condivisione di archetipi, siano essi simbolici ovvero razionali, protesi a disciplinare i moti dello spirito, quando la loro condivisione comporta la consapevolezza di poter acquisire conoscenze che operano su piani di ricerca differenti, speculativo-rituale il primo perché rivolto alla ricerca della verità, pratico-operativo l’altro perché rivolto alla ricerca del giusto, allora il “fare parte” non è solo la conseguenza della volontà cosciente dell’iniziato, ma genera un legame spirituale che fa da collante nella consapevolezza che la tensione è univoca e collettiva.
L’appartenenza non trova giustificazione nel far parte di un gruppo di individui bensì nell’iniziazione, nell’incominciare e proseguire un percorso di rinnovamento.
Sta proprio nella consapevolezza che di fronte alla libertà di scelta di poterci ritirare, abbiamo proseguito nella cerimonia di iniziazione “liberamente e spontaneamente”, “con pieno e profondo convincimento dell’anima”, “con assoluta e irremovibile volontà”, “alla presenza del G:.A:.D:.U:.”.
Ecco allora emergere la responsabilità dell’impegno preso, impegno che coinvolge tutto il nostro essere con la ragione, il sentimento e lo spirito.

La seconda regola risiede nella ricerca dell'Essere, dell'essenza, della Verità, della Luce.
E’ un percorso evolutivo interiore, che dallo scavare profonde prigioni al vizio si proiettiamo verso l’altro, verso la perfezione.
Conoscere sé stessi, i propri limiti, le proprie passioni per superarli e proiettarci verso gradini superiori di crescita morale e spirituale.
Ma la conoscenza è anche trasmissione di competenze, laddove lo stato dell'arte entra di diritto nel progetto di vita e di crescita personale e collettiva.

La competenza non è altro che una conoscenza superiore e un talento particolare che qualifica il Massone che è in grado di apprendere, costruire e avvicinarsi alla perfezione oltre la conoscenza e lo studio.
E’ colui in grado sovrintendere e dirigere il lavoro degli altri, essere un esempio e rappresentare un punto di riferimento.
Ma competente è anche il Massone in grado di rendere ancora più concreta e fattiva la propria solidarietà verso gli altri; colui che sa riverberare più intensamente nel mondo profano i valori e i principi della Massoneria, con la testimonianza del proprio agire quotidiano.
La competenza è talento, è virtù intrinseca.
Ed allora io mi chiedo, le tre regole appena citate non sono altro che il naturale percorso della Massoneria Azzurra?
Come in tutti i cammini iniziatici, l’uomo Massone ha difronte a sé un percorso: come apprendista,
forte di un senso di appartenenza, prende coscienza dei propri limiti e lavora su di essi per
intraprendere un viaggio di perfezionamento morale e spirituale; come compagno d’arte, aumenta
le proprie conoscenze, la propria capacità critica, la propria maturità interiore ed infine, come
maestro, grazie alla conoscenza acquisita ed al talento sviluppato potrà elevarsi verso il
perfettibile.
Io credo che l’importante non è raggiungere la meta, bensì il cammino stesso.
Sor. G.F. 3:. 33^
Ho detto
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