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IL SIMBOLISMO DEL PANE E DEL VINO NEL 18° GRADO DELLA MASSONERIA, NOTO ANCHE COME IL GRADO DELLA ROSA E DELLA CROCE, È CARICO DI SIGNIFICATI PROFONDI E SPIRITUALI CHE SI INTRECCIANO CON TRADIZIONI RELIGIOSE, FILOSOFICHE E RITUALI.
Il pane nella Massoneria rappresenta simbolicamente il sostentamento spirituale e materiale dell'individuo. È spesso associato alla condivisione, alla fraternità e alla generosità, concetti che sono centrali nella filosofia massonica. Il pane, infatti, è il simbolo di quello che nutre il corpo e l'anima, proprio come la conoscenza e la saggezza massonica nutrono l'individuo lungo il cammino iniziatico. In un contesto massonico, il pane è anche un simbolo di uguaglianza: tutti, senza distinzione di classe o di rango, sono uguali davanti alla divinità e al principio di fraternità che guida la loggia. Inoltre, il pane evoca la trasformazione: così come il grano, attraverso un processo di lavorazione, diventa pane, l'iniziato si trasforma durante il suo percorso massonico, maturando spiritualmente e acquisendo nuove consapevolezze. Il pane è quindi un emblema di rinascita e rigenerazione.
Il vino, d'altro canto, ha una connessione con la saggezza, l'illuminazione e il sacrificio. È simbolo di gioia e esultanza spirituale, ma anche di una profonda connessione mistica con il divino. Nella tradizione cristiana, il vino è legato al sangue di Cristo e, per estensione, rappresenta il sacrificio e la purificazione, concetti che vengono ripresi anche nel simbolismo massonico. Nel 18o grado, il vino è anche simbolo di trasformazione alchemica: così come l'uva si trasforma in vino, l'iniziato passa attraverso un processo di purificazione e di elevazione del suo spirito. Il vino, dunque, rappresenta il principio vitale che promuove la crescita spirituale
In questo grado, il pane e il vino diventano simboli di unione tra l'umano e il divino, tra il materiale e lo spirituale e, rappresentano l'iniziazione al mistero della verità massonica. L'atto di condividere pane e vino è un momento solenne che sancisce l'iniziazione dell'individuo in un livello superiore di conoscenza, fraternità e impegno spirituale. In sintesi, il simbolismo del pane e del vino nel 18o grado massonico è una rappresentazione potente di nutrimento spirituale, trasformazione alchemica, sacrificio e unione fraterna, temi che sono al cuore della tradizione massonica e della ricerca della saggezza interiore. Nel 18° grado della Massoneria, la combinazione di pane e vino richiama l'idea di sacrificio e comunione, elementi che segnano l'ingresso in una dimensione più profonda e mistica dell'iniziazione massonica. Il pane, simbolo di nutrimento materiale e spirituale e il vino, simbolo di elevazione e illuminazione, sono insieme strumenti di trasformazione che aiutano l'iniziato a comprendere e a percepire le verità nascoste. In questo grado, il pane e il vino diventano simboli di unione tra l'umano e il divino, tra il materiale e lo spirituale, e rappresentano l'iniziazione al mistero della verità massonica. L'atto di condividere pane e vino è un momento solenne che sancisce l'iniziazione dell'individuo in un livello superiore di conoscenza, fraternità e impegno spirituale. In sintesi, il simbolismo del pane e del vino nel 18° grado massonico è una rappresentazione potente di nutrimento spirituale, trasformazione alchemica, sacrificio e unione fraterna, temi che sono al cuore della tradizione massonica e della ricerca della saggezza interiore.
e l'armonia tra i membri della loggia. È anche un simbolo di unione fraterna: condividere il vino in un contesto rituale suggella il legame sacro e solenne tra i massoni.

I diversi alimenti che si consumano come Pasto Sacro, in particolare il Pane e il Vino, hanno dei significati simbolici analogici con degli elementi veri e reali che s’incontrano nel corpo dell’uomo. A conferma, citerò alcune frasi del Maestro dette durante l’Ultima Cena:
“Prendete, mangiate: questo è il mio corpo...” dove chiaramente l’invito era riferito al “suo proprio pane”, quale principio creatore, di colore bianco, con l’aroma del pane fresco appena sfornato! Energia già trasmutata e sublimata come fece il grande alchimista che era il maestro Gesù.
E lo stesso vale per il vino rosso simile e prodotto dalla sua anima interiore, Maria. Ecco che, con i due principi racchiusi in un’unità –corpo, Gesù invita i suoi discepoli: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue...in remissione dei peccati...” (Matteo 26-27-28).
E ancora Gesù, per bocca di Giovanni, disse: “ Io sono il Pane della vita, il vivo pane che è disceso dal cielo; se alcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno. Ora il pane che io darò è la mia carne. Se voi non mangiate la carne del Figliol dell’uomo e non bevete il suo sangue, voi non avete vita in voi. Perocché la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui”. (Giovanni, 48 e seg.)
E’ chiarissimo l’invito del Maestro di cibarsi con il proprio DNA, così l’iniziato arricchisce il proprio codice genetico, ridando l’ordine alla sua umanità cellulare. Inoltre Gesù, rappresentando lui stesso il principio generativo, invita i suoi discepoli “cellule”, a cibarsi della sua propria “carne” e a bere il suo “Preziosissimo Sangue”. E’ senza dubbio in questo passaggio, che si trova celato il Grande Mistero dell’Eucarestia e se viene compreso, finalmente si potrà fare a meno di prendere l’energia “cristica” del prete! Infatti, nel rito dell’Agape, c’è l’offerta del “proprio pane” spezzato, cosparso con un pizzico di sale, al compagno seduto alla destra, poi si versa il “vino” nel calice del compagno seduto alla sinistra, controllando che, tanto il vino come il pane, non manchino mai. Così con questo scambio energetico, si dà inizio al rito, nel quale tutti i partecipanti sono “sacerdoti officianti”, esattamente come Gesù insegnò ai suoi discepoli e non come fa il prete che officia collocandosi sopra tutti gli altri, in modo che lui sia il numero uno e tutti gli altri, zero! Lui è attivo, gli altri sono passivi e addormentati. In sostanza, Gesù considerava tutti uguali, alla pari, perché il Rito dell’Agape era corale; tutti i componenti partecipavano allo stesso modo e in questa “comunione di anime” si palesava la più grande energia d’Amore, ossia l’Agape-Bellezza-Sprito Santo! Spezzare il pane è uno dei gesti più significativi del partecipante al Rito d’Agape, perché per analogia, rappresenta lo spezzarsi, farsi in due e offrire una parte di sé al proprio fratello. Detto pane viene cosparso di sale, simbolo della Sapienza e il fratello seduto alla destra farà altrettanto con il suo vicino e così via fino a completare il giro. A seguire, il fratello che dirige il rito, verserà del vino al compagno seduto alla sua sinistra, imitato da tutti e come è già stato spiegato .
Vediamo dunque cosa accade nel rito “singolo” della Messa. L’officiante, spezza e benedice l’Ostia, quella più grande, che, “insufflata” e cosparsa di piccolissime gocce della sua saliva con il DNA (pioggia di Flugger), sarà poi mangiata solo da lui stesso. E’ vero, il pane lo spezza, ma non agisce come fece il Maestro, che offrì la metà ai suoi fratelli, invece sovrappone le due metà e se le mangia entrambe; per confermare quanto detto, benedice il Vino con lo stesso processo e invece di offrirlo, come è stato tramandato da Gesù, se lo beve lui e svuota il calice.
Tutti gli ignari cristiani che hanno fame e sete del “Corpo e del Sangue del Sacerdote” e delle “Acque Vive” della rigenerazione spirituale, nell’essenza delle quali si trasmette la divinità, se ne possono dimenticare e si devono invece, accontentare dell’ostia, semplice particola di pane che sostituisce quella vera usata nelle celebrazioni dell’Agape.
Il “pane bianco” è un principio lunare, passivo, prodotto maschile, generativo, il cui “pianeta” reggente è la Luna e la sua polarità è meno.
Il “vino rosso” è un principio solare, attivo, prodotto femminile, generativo, il cui pianeta reggente è il Sole e la sua polarità è più.
Il paragone che è più vicino, per la chiarezza di queste due polarità complementari, è la corrente elettrica; “unendo” i due poli, si crea la scintilla, ossia la luce. Provate ad accendere la luce utilizzando solo una polarità, non accadrà nulla! La stessa cosa vale per l’Eucarestia; è come voler raggiungere l’illuminazione cristica, attivando un solo “principio”, cioè il pane. L’unico che ci guadagna è il prete, perché si ciba con entrambe le componenti ed è probabile che ottenga lo stato cristico, mentre i fedeli staranno a guardare. Sono convinta, come buona cristiana, che questo atteggiamento ingannevole, il Maestro certamente non lo avrebbe voluto.
Fr.'. V.'. G.'. 3.'. 18°
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