Gran Loggia Italiana Scozzese Femminile - Massoneria Universale di Rito Scozzese Antico ed Accettato

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Il Maestro Segreto

4° Grado

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Partiamo dalla base: i primi tre gradi sono detti delle logge azzurre e fanno parte della massoneria simbolica, da questo 4° grado al 18° vengono chiamati gradi speculativi e rappresentati dall’acqua come elemento animatore e purificatore dell’anima, riconduce l’essere a nuova vita, dal grado 19° al 30° sono detti gradi filosofici il cui elemento è l’aria, mentre gli ultimi 3 gradi chiamati sublimi sono rappresentati dall’elemento fuoco, detti anche dell'Alto Magistero e puntano a perfezionare, rigenerare, trovare la saggezza divina.

Questo grado è la tappa in cui l’iniziato ha compiuto dentro di sé il miracolo della morte e resurrezione, raggiunto questo potrà ricostruire il Tempio nelle sue parti: in questa camera depone le basi, ricercando il VERO ma anche il GIUSTO. Ricercando il vero si ricerca il trascendente, unico modo per evolvere lo spirito, che deve amare il Divino. Attraverso questa ricerca si combattono le passioni, gli istinti, i piaceri, distaccandosi da un mondo solo terreno.  Si conosce l' IO per mezzo della Gnosi: la conoscenza, il riconoscimento, l’illuminazione spirituale, individuale e interiorizzata, collegata alla conoscenza della Natura e dell’Universo. Il giusto incentra la sua ricerca nella giustizia sociale, così si potrà amare l’Umanità. È questo il contenuto etico fondamentale della Massoneria: il giusto guida verso il bene e il progresso dell’umanità, che passa dal comportamento armonizzato nella realizzazione concreta della Libertà, dell’Uguaglianza, della Tolleranza, della Prosperità, del Progresso.

 

La piramide del Rito aspira a questo.

 

Troppi sarebbero gli elementi di questa Camera per poterli racchiudere e comprendere, pertanto si è scelto di raccontare qualcosa  posizionandosi nella prospettiva del Potentissimo della Camera, il Fr.'. L. P. 3.'. 33°.

 

La verità si avanza, si asside sul suo trono di luce e, nel Tempio, pone le basi per l’eternità

L’italiano è una delle lingue più complesse e articolate del mondo, eppure, in alcuni momenti, la conoscenza, la cultura, l’esatta grammatica, non bastano a spiegare alcuni concetti chiave, non per mancanza di vocaboli ma perché, ciò che ci cambia, ci emoziona, ci uccide e ci consente di rinascere, non può essere inteso fino in fondo, solo con le parole.

 

La Massoneria, dal canto suo, per essere spiegata deve prima essere compresa, interiorizzata, anche odiata a volte, per ciò che è capace di mostrare di noi, solo in quel caso si troveranno le parole adatte a raccontarla, attraverso lo studio, attraverso la conoscenza, attraverso la frequenza, attraverso un percorso individuale che non avrebbe motivo di esistere senza un collettivo capace di camminare sulla stessa strada, con i propri tempi.

 

L’incontro con il Rito mi ha consentito di comprendere e ciò mi ha portata a quel passaggio obbligato, a mio avviso, per sentirsi dei massoni: essa non era più una parte della mia vita, a completamento di ciò che ero stata fino a quel momento ma, diveniva da quell’istante in poi, la mia vita stessa.

 

Per scoprire quei tanto desiderati vocaboli, capaci di mettere nero su bianco cosa voglia dire tutto questo e soprattutto per raccontare di un Maestro Segreto, ho aperto infiniti libri, digitato domande complesse a motori di ricerca sempre esaustivi, trovando tutto assolutamente incompleto, allora ho chiuso gli occhi, preso il rituale di 4° grado, ascoltato le mie emozioni e riletto le mie Tavole e quelle dei Maestri Segreti che da anni mi accompagnano in questa crescita e deciso di iniziare un viaggio attraverso le parole, con una valigia ricca di ciò che ho dentro, di ciò che ero e che sono e di tutto l’amore che sento per questa vita nuova che l’iniziazione mi ha donato.

 

Mettiamoci comodi e partiamo.

 

Il compito del Potentissimo Maestro è quello di “vigilare per il bene del Rito ed insegnare agli operai quale sia il loro dovere, e poi ricordare che tutti sono uguali dinnanzi alla Massoneria”.

 

Dovere ed equità.

 

La parola dovere inizia a far parte della nostra vita massonica dapprima del nostro ingresso, ancora da profani, in un Tempio che ci consentirà di avere nuovi occhi, attraverso un Testamento che ci chiede quali siano quelli che sentiamo di avere nei confronti degli altri, di noi stessi e della Terra che viviamo. Oggi, questo termine, lo ritroviamo in un Rito che lo descrive come “necessità assoluta, inflessibile come il destino, implacabile come la morte”.

 

Dovere ieri, dovere oggi, dovere sempre, in Massoneria.

 

Cosa siamo chiamati a fare in quanto appartenenti al Rito?

 

Il dovere più grande che abbiamo è comprendere che la Massoneria fino a quel momento ci ha consentiti di lavorare su noi stessi, attraverso i tre gradi, di sentire dentro di noi quel processo alchemico tanto agognato e di vederlo, per certi versi, realizzato, quantomeno nella ritualità, auspicando ad averlo reso reale nella vita, ma nel Rito, il punto centrale è cambiato: intanto, dobbiamo avere consapevolezza di noi e dei nostri limiti: sciagura a colui che accetta un carico che già è cosciente di non poter sopportare”, successivamente dobbiamo comprendere che, solo accettando il carico di sapere cosa non siamo, affrontando ciò che siamo, sentendo dentro di noi la capacità di poter portare avanti con consapevolezza di sé ed umiltà questo dovere, noi potremo elevare il nostro Spirito.

 

Non siamo più i giovani massoni che, attraverso i tre gradi, vogliono fare del bene “animati dall’ardore della giovinezza”, siamo i Maestri segreti che cercano di combattere per la verità, contro la schiavitù in cui dogmi, pregiudizi, ignoranza e tirannia, spesso ci catapultano.

 

 Il Dovere è l’unico mezzo di elevazione, secondo il Rituale, esso racchiude un profondo sentimento di Obbedienza, che non è sottomissione, ma racconta la nostra capacità di essere liberi di scegliere e coscienziosi nel farlo, soprattutto in funzione degli impegni massonici presi, il primo, ancora in camera di apprendista, che si ripresenta, sotto infinite forme, in ogni camera, resta quello di elevare le virtù.

 

Come?

 

Immaginate di essere con la vostra valigia davanti ad una stazione deserta, da soli, a cercare il treno giusto, che vi porti alla destinazione che sognate, la migliore, ora inventate che ne arrivino due, uno di ultima generazione ed un altro molto più datato, mentre salite, su quello che si mostra ad una prima analisi il migliore, qualcuno vi fermi e vi dica:voi avete immaginato delle meraviglie che non avete trovato (…), ma del monumento avete intravisto solo la base”, in quel momento sareste capaci di scendere da quel treno, per prenderne uno che sembrerà non portarvi da nessuna parte?

 

La domanda in realtà potrebbe essere: noi saremo in grado di abbandonare realmente il nostro sentire, la nostra individualità, per il bene comune?

 

La Massoneria ci richiede ricerca della Verità, di rimanere al di sopra di ogni concezione progressivista e, quindi relativa, la Massoneria ci chiede di ascoltare anche ciò che si oppone al nostro pensiero, ci chiede di vestire i panni degli altri, i pensieri degli altri, di dare un limite alla nostra libertà, che finisce, da sempre, quando inizia quella dell’altro.  

 

Doveri semplici?

 

A mio avviso, quando si è uomini formati come lo sono gli Iniziati, abbandonare sé stessi, conoscere i propri limiti, fare il bene comune senza occuparsi solo del proprio, è il dovere più complesso che ci viene richiesto, ma solo così la Massoneria si mostrerà nella sua infinita bellezza, la bellezza del nostro miglioramento attraverso di essa.

 

“Offrire all’umanità in catene uomini resi abili dallo studio, implacabili dal dovere, è il fine ultimo al quale conducono la dottrina e l’azione della Massoneria attraverso le sue iniziazioni.”

 

Eccoli qui, sotto i nostri occhi, in pochi vocaboli ed un solo concetto, tutti i segreti di un’Arte Reale tanto discussa, quanto odiata, tanto criticata, quanto temuta, tanto infangata, quanto sofferente, soprattutto oggi, che viviamo in un mondo che non si preoccupa di essere, ma di apparire, che non si preoccupa di informarsi e tacere, ma di parlare, siamo chiamati a migliorarci in un contesto sociale in cui sembra che chi si preoccupa dell’altro, di tendere la mano, è lo sciocco e chi annienta il prossimo per i propri ritorni è furbo e vince, ma cosa?

 

 Noi dobbiamo continuare a credere che, anche questa visione, sia solo relativa, legata alla globalizzazione, che ci sta rendendo tutti identici, tutti infelici, tutti automi, ma la Massoneria, l’ideale che noi abbiamo abbracciato e che tanti uomini giusti sentono pulsare dentro, è quello della Verità, che non è elemento escatologico e finito, ma elemento oggettivo e metodo, capace di non farci smettere di cercare e, se non smettiamo di cercare, avremo vinto noi.

 

Quante volte ci siamo sentiti dire, in ambito giuridico soprattutto, che ogni verità resta tale, finché non viene confutata da un altro dato o elemento e quante volte dei Maestri, nei Templi, ci hanno guardato negli occhi, ad una nostra domanda diretta, che voleva necessariamente una risposta oggettiva, che non l’avremmo avuta, perché non sono mai esistiti, né esistono, testi capaci di darci una unica strada da seguire ma esiste quel treno, un po’ troppo vecchio e sgangherato, sottovalutato, che è la nostra vita massonica, su cui abbiamo deciso di salire, che ci farà viaggiare dentro noi stessi, abbandonando questa razionalità, questo Caos nel mondo, per farci assaporare una collettività diversa, fatta di spiritualità, di un pensiero più elevato, più ambizioso, un viaggio che sussegue nelle iniziazioni, come spiega il rituale che “si riallaccia alla liturgia ebraica” non alla religione, ma al procedimento dei sacerdoti d’Egitto che, attraverso una serie di iniziazioni, riconoscevano l’insegnamento come punto di partenza.  

 

Questo treno viaggia verso la Verità, con un ingranaggio che non vi lascerà finché non avrete il desiderio di apprendere”.

 

Ora sediamoci, io ho scelto il posto vicino al Capotreno, ho aperto la mia valigia, ho tirato fuori infiniti compagni di viaggio: il Dovere, l’Obbedienza, lo Studio, l’Umiltà, l’Ambizione, la gloria per ciò che sono, ma il timore per ciò che potrei dimenticare di essere, la Tolleranza, elemento indispensabile per l’abbandono dell’IO e la crescita nella collettività, il Silenzio, figlio della Ragione ed il Segreto racchiuso in un’Urna, una Chiave Spezzata, che spero di ricomporre o, forse no, perché aprire quell’urna, potrebbe significare smettere di fantasticare su ciò che racchiude, la Fedeltà, verso i miei Fratelli, verso ciò che ho scelto.

 

Mentre tiro fuori tutto questo, quel Capotreno così saggio, guardandomi dritta negli occhi e citando Giordano Bruno, mi ricorda

 

Ogni mondo ha vari stadi, attitudini, modi…

 

varie combinazioni di materia…

 

Un’unica Legge, l’Amore, li governa tutti.

 

Ma l’Amore non è nella mia valigia, l’Amore mi ha spinta ad iniziare questo viaggio, a partire molto tempo fa ed essere qui oggi.

 

Ho sempre creduto che non tutti gli Iniziati diventino nel tempo dei buoni Massoni e non tutti i Massoni siano stati Iniziati, perché la differenza tra ciò che ci rende tali resta sempre la nostra capacità di amare.

 

“Giuriamo di essere fedeli ai Fratelli, di non abbandonarli mai.”

 

Nessuno studio potrà mai spiegarci l’Amore Fraterno e nessun uomo nel mondo potrà mai essere escluso dai Templi, se avrà nel cuore la voglia di amare ed essere amato, la voglia di amare i nostri templi come fossero la sua casa ed amare la propria vita, tanto da volerla elevare ogni giorno verso uno Spirito nuovo.


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