Gran Loggia Italiana Scozzese Femminile - Massoneria Universale di Rito Scozzese Antico ed Accettato

© 2009 Gran Loggia Italiana Scozzese Femminile Discendenza Piazza del Gesu' - Via Umberto Ricci, 33 00166 Roma

I Cavalieri Templari del XVIII grado

Cavalieri dell'Aquila e del Pellicano

La ritualistica massonica, dopo aver posto al centro della riflessione e della ricerca sin dal 1° grado, il Lógos con il XVIII grado, in streta relazione con il XVII grado, lo recupera come fuoco sempre vivente. Infatti nel grado che conclude il ciclo della Massoneria rossa, si focalizza il punto centrale della riflessione massonica: il fuoco. Nel XVIII grado la simbologia massonica ha la sua apoteosi solenne e mistica, e la parola perduta, dopo tanto travaglio e dopo faticoso cammino, viene ritrovata. Nel grado di Principe Rosa Croce si riassumono, si condensano e si sviluppano i principi dei gradi simbolici e capitolari che lo precedono e si va cercando la parola perduta.

 

La filosofia del grado è fondamentalmente l’emancipazione dell’umanità atraverso lo Gnosticismo (corrente di pensiero sviluppatasi nell’ambito del Cristianesimo con influenze orientali). Essa abbraccia, in una sintesi tra intelligenza e sentimento (essenziali per il possesso del grado), i campi più profondi del pensiero e dell’animo umano. Accedendo ai gradi del Capitolo, il Cavaliere riceve di nuovo il compito di ritrovare la parola perduta. La ricerca della parola perduta segue un conceto che rimanda alla Cabala, in particolare alla Cabala cristiana. In questo sistema, il Cristo è visto come il Più Alto Io dell’umanità.

 

Nella tradizione dei Rosacroce c’è una rappresentazione che mostra il rapporto tra il cubo e la croce. Possiamo distendere le sei facce del cubo su un piano in modo da formare una croce. E spingendoci un po’ oltre, possiamo affermare che i quatro raggi che, in alcuni disegni, provengono dal centro della croce e hanno le quatro letere INRI erano originariamente le quatro diagonali all’interno del cubo.

 

Questo può simboleggiare la via dall’esterno al centro e dal centro verso l’esterno, alla ricerca di pace e di luce e per portare la pace e la luce al mondo. Il XVIII grado ha riservato un ruolo particolare alle tre virtù teologali. Il cammino per ritrovare la Parola perduta, dopo aver viaggiato simbolicamente per 33 anni, è quello di conoscere i tre pilastri o colonne della Speranza, della Fede e della Carità.

 

Siamo a metà dei 33 gradi. Troviamo le tre colonne finché ‹viaggiamo e vaghiamo nell’oscurità più profonda›.

 

La Fede non è certamente un’adesione ai dogmi. La fede è un ateggiamento dell’anima. È una fiducia primordiale nella benevolenza della vita. Serve da guida nell’oscurità e ci dà la certezza di essere sulla strada giusta. Dobbiamo essere sicuri delle nostre conoscenze per mantenere la stabilità durante i momenti in cui siamo assaliti dal dubbio e dall’angoscia. La fede deve essere ben fondata sulla ragione.

 

L’altra virtù, la Speranza, è proietata verso il futuro. Sappiamo che l’uomo non può vivere né sopravvivere senza la speranza. Andrebbe verso il suicidio. Nell’oscurità delle nostre ore orribili, la speranza atende la luce dell’alba per farci riprendere le forze.

 

Infine la Carità. L’amore di Dio, l’amore del prossimo, è un’espressione della Legge. L’amore dell’uomo è il riflesso dell’amore di Dio per gli uomini. Se analizziamo i simboli del grado notiamo come il gioiello del grado è raffigurato da un compasso aperto a 90° su un quarto di cerchio, in mezzo ad esso vi è una Croce latina su cui è collocata un Rosa. Alla base della Croce è posto un Pellicano, drito sul nido, che nutre i suoi 7 piccoli con il sangue che fa colare trafiggendosi il costato con il suo becco.

 

Sul retro del gioiello vi è un’Aquila con le ali spiegate e con la testa reclinata, simbolo che chiede uno sforzo di liberazione e di indipendenza. Per tale motivo il grado è anche definito dei “Cavalieri dell’Aquila e del Pellicano”.

 

Ora l’Aquila (il pensiero pensante che si eleva verso il Tuto) si avvicina sempre più alla Verità, esalta il lavoro e la fratellanza; il Pellicano (simbolo dell’amore) approfondisce lo studio e l’analisi del conceto di filantropia e di beneficenza, di come sollevare l’umanità sofferente.

 

Con questo titolo, Cavaliere dell’Aquila e del Pellicano, al Principe Rosa Croce è indicato il lavoro da svolgere nel grado.

 

L’aquila rappresenta simbolicamente l’emisfero destro e quello sinistro del cervello umano, ossia le sedi del pensiero razionale e di quello intuitivo, mentre il pellicano quello dell’intelligenza suprema che si determina nel cuore dell’essere umano. Nel cuore c’è il Sé.
Nella testa la razionalità e l’intuizione.
Per comprendere lo sviluppo rituale del 18° grado è necessario approfondire il significato della parola ritrovata, nonché dove è stata rinvenuta e quale significato può avere per i Liberi Muratori.

 

Il 18° grado è stretamente connesso con il 17°, in ragione del fato che i due gradi pongono l’atenzione sul confronto con alcuni dei percorsi carsici che la Tradizione ha compiuto nei secoli, per riemergere successivamente dal Rinascimento in poi e proporsi ad una riunificazione.

 

In questo grado si può intravedere sul piano della ricerca del giusto, la notevole importanza degli insegnamenti rituali che, dal primo grado, tendono a formare il caratere e lo spirito massone. Quello su cui è incentrato il potente simbolismo esoterico, iniziatico e alchemico del Grado è la “Parola ritrovata”.

 

Ci viene in aiuto il rituale in cui si legge: Il Secondo Custode, dopo aver udito i sete colpi, ha ateso che il “Tegolatore” abbia avuto il tempo d’istruire il candidato.

 

Apre allora la porta e domanda: Chi va là?

 

R: Un Cavaliere d’Oriente e d’Occidente che, dopo aver atraversato le Tenebre più profonde, vi porta il fruto dei suoi sforzi allo scopo di assistervi nel vostro Lavoro;

 

Il Saggissimo Domanda: Da dove venite?
Il Candidato Risponde: Dalla Giudea (Judea); D: Per quale cità siete passato?
R: Per Nazareth;
D: Chi vi ha condoto?
R: Raffaele (Raphael);
D: A quale tribù appartenete?
R: Alla tribù di Giuda (Juda);
D: Datemi le iniziali di queste quatro parole! R: I – N – R – I
D: Cosa creano insieme?
R: INRI.

 

Il Saggissimo allora esclama: “Fratelli, la parola è ritrovata! Date la Luce al nostro Fratello!” ... I Custodi tolgono il “velo nero” dalla testa del candidato e tutti Fratelli batono tre volte le loro mani, gridando: “Huzzah! Huzzah! Huzzah!”

 

E’ la Parola Perduta del XVIII Grado. Formata dalle iniziali delle quatro parole Giudeo, Nazareth, Raffaele e Giuda.

 

Vorrei concludere questo mio intervento con augurio per tutti noi.

 

Ritroviamo la pace dentro di noi e restituiamola a un mondo che soffre, che vuole uscire dalle lote e dall’oscurità e aspira alla luce, all’amore e alla pace.

 

Fr.'. R.'. N.'. 3.'. 18°

b3758df5-6633-43a3-b264-494996d68690

© 2009 Gran Loggia Italiana Scozzese Femminile Discendenza Piazza del Gesu' - Via Umberto Ricci, 33 00166 Roma