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“Fatima, la Regina, vestale del Dio della Luce, conduce gli adepti ad abbeverarsi alla fonte della Conoscenza.
Lei che incarna la Saggezza, la Forza e la Bellezza”

Fr.: Vincenzo Milone 3.:33°

Tutto è cominciato quasi trent’anni fa, quando la Nostra Gran Maestra venne iniziata a Napoli, in una Gran Loggia, dal defunto Fratello Enzo Milone, Gran Maestro dell’Obbedienza degli Antichi Liberi Accettati Muratori (ALAM), Piazza del Gesù, Palazzo Sacramento.

Fu iniziata con il Fratello A. L., che quel 30 settembre ‘94 lo racconta così:

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Da quel momento in poi, la nostra Gran Maestra ha avuto come unico scopo quello di cercare di portare la donna, in Massoneria, ad una dignità pari a quella dell’Uomo, anche se lei era stata iniziata in un’Obbedienza mista che, comunque, le aveva riconosciuto onori e privilegi.

Il primo insegnamento è qui.

Onore e privilegi, tutto ciò che fingiamo di non volere, ma che cerchiamo in Massoneria, lei lo aveva ottenuto, più di chiunque altro, in un’obbedienza fatta di uomini assetati di quel potere che lei ha raggiunto senza chiedere, semplicemente “essendo”. Eppure lei, chiedeva dignità per tutte, non come chi non trova spazio ed allora vuole il suo, ma come chi ha uno posto, un ruolo, una dimensione, infiniti attestati di stima (ricordiamo le parole del Gran Maestro che la iniziò) eppure lavora, impara, persevera, per creare il giusto spazio a tutte quelle donne che non sarebbero riuscite, forse, a sentirsi completamente libere di poter essere, in uno spaccato di società che parlava di uguaglianza, o di equità, termine che piace utilizzare alla Gran Maestra, ma che voleva le donne sempre un passo indietro.

Continua il suo viaggio, da Napoli in poi, in questa Obbedienza, dando un grande apporto, innanzitutto con un proselitismo al femminile in tutta Italia per tutte le Logge ed anche per la sua, essendo lei stessa Maestra Venerabile di una Loggia mista, non dimentichiamolo.

Il marito, all’epoca il fratello, ora Gran Maestro, Nicola Tucci, racconta spesso, che ella era circondata da Fratelli, appartenenti alla sua Loggia, alti, vigorosi, che sembravano scortarla in Massoneria e lei appariva, accanto a loro, piccola. Aggiungerei io, che essi sapevano di doverla custodire, perché consapevoli di essere grandi quasi quanto la sua conoscenza, quasi quanto la sua saggezza, quasi quanto la sua forza, quasi quanto la sua bellezza.

Non pensate che siano passati molti anni da quando, il 1994, venne iniziata, siamo nell’anno ‘96, massimo ‘97, quando la Gran Maestra arriva, dopo essere stata iniziata al Rito Scozzese Antico ed Accettato, al 18° grado dello stesso, entra a far parte del Grande Oriente Italiano, Obbedienza Piazza del Gesù, che aveva come Gran Maestro, in quel periodo, il Fratello Franco Cozzarelli e, dallo stesso, viene immediatamente designata Gran Diaconessa dell’Ordine delle Sorelle del Nilo, una funzione di Ispettrice, per intenderci. Questo era un Ordine femminile, con delle Logge femminili, che facevano capo sempre al Grande Oriente Italiano.

Un primo traguardo, due-tre anni di Massoneria, quanto appare stupido il concetto di tempo, inteso come permanenza tra gli scanni, quando viene speso completamente per qualcosa.

Onere, privilegi, cariche, ruoli, logge miste ed il primo passo verso qualcosa che iniziava ad indirizzare le Donne verso una propria autonomia.

Come si arriva a questo risultato?

Con una profonda dedizione, una passione scoppiata dentro sicuramente nel momento dell’iniziazione, forse figlia di quella sensazione di essere nel posto giusto, a fare la cosa giusta, a credere in ciò che poteva essere ancora fatto, unita ad una stima profonda per le donne, alla consapevolezza del loro valore, di quel mondo così complesso e così eterogeneo, capace di dare la vita e di dare l’amore, in fondo cosa muove il mondo se non quello?

Ed ancora di più la massoneria è mossa da amore, passione, impegno, volontà, perseveranza e lavoro, verso un obiettivo, che Lei sentiva giusto, meritato, non solo per ella, ma per ogni donna libera e di buoni costumi che voleva vivere appieno questo viaggio d’amore e di perfezionamento chiamato Massoneria, attraverso una propria identità, solida, dove non ci sarebbero dovuti essere pregiudizi, maschilismi, preconcetti, dogmi, tutti elementi con cui Lei ha lottato ogni giorno.

Non è giusto raccontare una storia non vera. Ricordate l’equità?

Non è ancora oggi un concetto semplice, nella pratica, tra uomo e donna. Ancora alcuni Fratelli di altre Obbedienze ci credono non meritevoli di questi scanni, pensate a ciò che reputavano degno più di vent’anni fa.

A differenza di altri Gran Maestri, il Fratello Pietro Maria Muscolo appoggiò il progetto della Donna in Massoneria, esprimendosi sullo stesso, con queste parole: “Le donne sono fonte di vita, di amore, di fratellanza, e daranno un notevole contributo al potenziamento dell’Obbedienza femminile, della Nostra Obbedienza e della Massoneria Italiana Universale, per il bene della Patria, dell’Umanità ed a sempre maggior Gloria del Grande Architetto dell’Universo”, sapete perché?

Perché la nostra Gran Maestra ha zittito tutti, lavorando, non parlando, portando la sua presenza, la sua conoscenza, la sua interiorità ed anche, e soprattutto, delle profane diventate Apprendiste, poi Compagne, infine Maestre, ma prima di ogni altra cosa, divenute Sorelle, creando la sua catena d’Unione, i suoi punti fermi, creando quello “zoccolo duro”, come lo definisce lei, che ha abbracciato innanzitutto la sua persona, capendone il valore, poi i suoi principi, comprendendone l’importanza e, solo dopo, il suo progetto.

Ha semplicemente amato la Massoneria come si ama la propria vita, accettandone i momenti bui, le cadute rovinose e le risalite, prendendo per mano chi avrebbe camminato un po’ di strada con Lei, o di più.

Alcune Sorelle sono rimaste, come le Sorelle V. I. ed O. P., altre sono già andate via, talune andranno di sicuro, altre ancora arriveranno e molte ci sono e resteranno, cosa fa la differenza?

Lei è sempre Lei, dal Tempio, da casa, con un telefono, di persona, Lei è sempre la donna che ha lavorato e raccolto ciò che ha seminato. Oggi sappiamo essere un raccolto pieno di successi, avuti senza scendere a stupidi compromessi, ma essendo giusta, grande, credendo e non mollando dove altri l’avrebbero fatto. Vanno via perché nessuno può camminare per noi, nessuno ha i nostri piedi, nessuno ha la nostra volontà, perché non ci sono catene, ma solo legami, perché un Maestro può insegnarci la strada, ma non può percorrerla per noi, può aspettarci ogni tanto, quando perdiamo il passo, quando perdiamo la via, ma il recupero in corsa è, e resterà sempre, una nostra libera scelta. Una Guida non potrà mai tirarci con la forza, dovrà vedere la nostra spinta ed accettare le nostre volontà, anche se quelle porteranno l’allievo a voltare le spalle al Maestro.

Vent’anni di Gran Loggia Italiana Scozzese Femminile, un lavoro fatto di impegno, anche economico molto spesso, se pensate ad esempio che il Tempio di Spezzano, è di proprietà. Sorelle, in primis lei, e Fratelli, l’hanno acquistato e realizzato per dare una casa alla Massoneria, una casa che resterà a chi si susseguirà nei tempi e che se, fra cento anni dall’acquisto, non avesse Logge Massoniche a lavorare, verrà dato in beneficienza.

Vent’anni da quando si è ottenuta “la patente massonica per essere autonomi”, per utilizzare gli stessi posti, le stesse cariche, gli stessi rituali, per avere gli stessi diritti, ma soprattutto gli stessi doveri, di un Iniziato.

Questi venti anni sono tutti sulle spalle della Gran Maestra, insieme a quelli prima, di una donna che troppo spesso si è sentita abbandonata da chi diceva di riconoscerla come Sorella, non per il ruolo che le abbiamo voluto assegnare, ma per ciò che è.

Dobbiamo sentire tutto il peso del suo lavoro, delle sue conquiste, sarà l’unico mezzo per portarlo avanti, dobbiamo innanzitutto comprendere quanto lei tenga a questo legame con noi, senta dentro la Fratellanza di cui noi parliamo, ma che non sempre riconosciamo nei nostri gesti, perché se lei ama più essere Fatima per noi che la Nostra Gran Maestra, vuol dire che noi dovremmo sentirla parte della nostra vita non per ciò che è in Loggia, ma per ciò che fa, che ha fatto e che continua a fare nella vita.

Dopo tutto questo lavoro, così complesso, così faticoso, anche così ricco di traguardi, forse il resoconto finale non è dei migliori.

Girandosi indietro, molte sono andate.

Quando lei ha iniziato a frequentare meno, quando lei ha deciso di aver lavorato così tanto, da potersi permettere di riposare un poco, tutto si è sgretolato, in poco tempo, facendole sempre più male, così tanto da voler vedere fin dove si sarebbe arrivati.

Qualcuno ha pensato che il suo posto fosse vuoto, solo perché lei si era spostata per valutare cosa fosse la GLISF da una prospettiva diversa, tutto è diventato travisato, si è perso il valore del percorso, si voleva solo un traguardo, si è smessi di camminare. Lì sta la grandezza della Gran Maestra, il coraggio di lasciare andare, chi la chiamava Sorella, ma voleva solo un posto in Massoneria, come riscatto nella vita.

Lasciare andare, anche a costo di perdere tutto, se niente è come volevi che fosse: semplice, amorevole, dignitoso, libero, autonomo, come un abbraccio sincero, che lei non aveva più.

Il suo amore per la Massoneria le ha consentito di non perdere mai la voglia di credere in quel percorso iniziatico capace di donare valore alla vita, alla nostra persona, a chi ci circonda, alla terra che calpestiamo: “Edificare Templi alle Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al Vizio e lavorare al bene ed al progresso dell’Umanità”, ricordate?

Quindi, siamo qui, vent’anni dopo, a vivere un momento storico mai vissuto e rischiare di perdere ancora troppi pezzi per la strada, per la mancanza di un abbraccio, di un contatto, per la mancanza di un chiarimento dopo un fraintendimento, di una verità oltre la bugia, di un lavoro in Tempio capace di riportare al proprio posto i nostri equilibri, ma nonostante questo brutto periodo, siamo ancora qui, con un potenziale in mano che è la nostra autonomia, la nostra libertà, la nostra Luce, la nostra dignità, come donne, come massoni, come Sorelle. Per custodirla dobbiamo tutte fare qualcosa, altrimenti le cose si romperanno, i pezzi si perderanno e noi finiremo per essere solo un ricordo, bello senza dubbio, ma solo un ricordo. Non possiamo consentirlo, per rispetto di chi ha fatto per noi, ci ha donato qualcosa di compiuto, che va rinvigorito, lo dico a me, in prima persona, lo dico a tutte noi, abbiamo qualcosa di inestimabile nelle mani, forse dovremmo custodirlo meglio. Con il nostro lavoro potremo confermare che meritiamo di essere Donne in Massoneria, non per la Luce riflessa di chi ci Guida, ma anche per ciò che noi siamo.

Concludo con delle parole della Nostra Gran Maestra, donate alla festa del decennale della GLISF:

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Ho detto, 
Sr.: L.: P.: 3.: 32°
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