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La Gran Maestra Elisabetta Fatima Porchia, molti anni fa scrisse una poesia, inspirata dall'allora Fratello, oggi Gran Maestro Nicola Tucci, con il quale condivide, da sempre, il percorso massonico e la sua vita. 

Tale poesia, che racconta il legame profondo che l'uomo può creare, se lavora, impara e persevera, con l'Istituzione, è stata letta in diverse occasioni nel corso degli anni nei templi e non, perché non racconta solo ciò che il Gran Maestro ha sentito dentro per riuscire  ad edificare ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma anche gli occhi di una Donna, capace di vedere oltre le cose e di "rubare" quell'amore e quella dedizione e farne vocaboli, farne emozioni, farne poesia. 

In Massoneria si impara, innanzitutto, il potere del silenzio, perché solo da esso si arriverà a comprendere quanto valore abbiano le parole. 

La Nostra Gran Maestra insegna sempre con le proprie azioni, in questo caso, che i termini possono diventare poesia, racconti e cuori che battono.  

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La Grande Quercia

La grande quercia sta immobile, dritta con i suoi rami nodosi e la sua folta chioma.

Tante tempeste ha visto abbattersi su di lei, ma, forte e robusta, non si è fatta scalfire dalle intemperie e regge intatta il tempo.

Lo stanco viandante che tanta strada ha lasciato alle spalle, si è trovato per caso sotto la sua accogliente ombra e ne ha fatto la sua dimora.

Dimenticando affanni e stanchezza ha assaporato una nuova identità.

Forte la quercia vigila su di lui nell’alternarsi delle stagioni.

Nel rigido inverno egli trova tepore e ristoro avvolto nei suoi rami, nell’estate calda si lascia avvolgere dalla fresca ombra.

Insieme, la quercia e il viandante, sembrano un’unica cosa.

Dalla fertile terra, attraverso le sue radici, l’albero trae la sua linfa vitale e non vuole a nessun costo che vada dispersa.

La incanala in piccoli rivoli sotterrai che, man mano, affiorano sulla superficie della terra.

Essi si diramano diffondendosi moltiplicandosi, amalgamandosi.

Duro è il loro percorso perché tanti ostacoli trovano e non scorrono agevolmente.

Tutto sembra fermarsi.

Poi, però, la forza di quella linfa li aiuta a procedere, a ricongiungersi, a moltiplicarsi, ad amalgamarsi.

Il viandante non sta a guardare, porge la sua mano all’albero.

Lo aiuta a ricomporre i rivoli finché egli stesso scorre come linfa essendo ormai diventato pianta.

Nulla di ciò che nasce dall’amore e dal sacrificio deve andare vanificato e disperso.

La linfa altro non è che vita.

La Massoneria tutta è anch’essa un inno alla vita.

Fratelli, restiamo vicino all’albero e alimentiamoci perché esso rappresenta la nostra vita.


Elisabetta Fatima Porchia

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