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LETTERA APERTA A TUTTI I FRATELLI E SORELLE 
DELLA MASSONERIA UNIVERSALE 


Ho sentito il bisogno di scrivere questa lettera aperta, perché più tempo passa e più mi rendo conto che la Massoneria rimane un’illustre sconosciuta non solo per il mondo profano, ma anche e soprattutto per i Massoni che ne fanno parte.

È, la mia, una constatazione e un’affermazione molto dolorosa, perché dopo tanti anni di militanza in un percorso che per me ha rappresentato una scelta di vita nuova, veramente rinnovata, dopo anni di buio, di sofferenze e di errori, pensavo di trovare, intorno a me, negli ambiti universali della Massoneria, la pratica e l’osservanza di quei valori e di quelle regole su cui poggia l’Istituzione e che mi furono rivelati al momento della mia iniziazione, giorno in cui mi sentii investita di responsabilità morale nei confronti, non solo della mia persona, ma soprattutto di coloro che mi avevano consentito e considerata degna di compiere il percorso iniziatico.

Ho lavorato veramente senza tregua cercando di trasfondere nelle Logge tutta la bellezza e la gioia del rinnovamento spirituale che apre le porte alle armonie e fa sbocciare quel fiore raro e profumato che si chiama Tolleranza.

Ma noi non possiamo essere un manipolo di persone chiuse e non confrontarci con gli altri Fratelli e Sorelle.

E così ti accorgi che ognuno ha una visione tutta sua, molto personale, della Massoneria costruita su misura sulle proprie esigenze. Fino ad un certo punto tutto ciò sembrerebbe giusto e lecito perché esiste, di fondo, la libertà personale e la ricerca della verità, che per ognuno potrebbe verificarsi con modalità differenti… ma attenzione, il tutto diventa estremamente preoccupante e pericoloso quando gli obiettivi da raggiungere e le modalità con cui si opera all’interno delle Logge annullano di fatto tutti i principi cardine della Massoneria. In tal modo il concetto, per esempio, di Fratellanza viene ad essere confuso con quello di “compagnaggio”, di complicità e di solidarietà finalizzata alla pretesa di favori e questo e quant’altro, mischiati nel caos di un’impreparazione massonica di fondo, dove la morale non si sa quale sia veramente, se si pensa che tanti frequentatori di Logge, impettiti, incravattati e ossequiosi della ritualità, nella vita profana sono esempi da non imitare.

Tutto ciò mi rende sempre più convinta, che la Massoneria resta un’emerita e perfetta sconosciuta soprattutto a noi Massoni che dovremmo, invece, costituire un esempio di rettitudine in tutti i sensi. Ma poiché abbiamo operato una scelta di miglioramento rispetto all’uomo profano, non possiamo nasconderci dietro alle banalità di affermazioni qualunquistiche, che si sentono spesso nelle Logge a giustificazione di alcuni atteggiamenti che vedono il Massone come uomo di questa terra, dunque con pregi e difetti.

Sforziamoci tutti a ridare a questa Istituzione lo splendore e la dignità che i nostri antenati ci hanno tramandato insieme alla tradizione della Massoneria. E se vogliamo renderla attuale, non dobbiamo stravolgerla con atteggiamenti di uomini, cosiddetti, moderni e falsamente emancipati, bensì adattarla, con intelligenza e responsabilità alle esigenze dell’uomo di oggi, sempre nei dettami della morale e della correttezza.

Auspico che tutti i Fratelli e le Sorelle di buona volontà, che spero siano in tanti, possano compiere un’opera di purificazione all’interno delle Logge, non badando al numero dei proseliti, ma allo spessore morale ed intellettuale degli stessi, per poter finalmente costruire l’autentica Massoneria.

La Gran Maestra 

Elisabetta Fatima Porchia 3.°.33°

 

 

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